Fortemente voluto dal Comune di Piacenza e dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, il Festival del Pensare Contemporaneo nasce nel 2023 ed è oggi alla sua quarta edizione. È nato da una convinzione: che Piacenza — e l'Italia più in generale — abbia bisogno di spazi, fisici e intellettuali, in cui fermarsi a capire ciò che sta accadendo. Di fronte alla complessità del presente, una sola ambizione: reimparare a pensare, e farlo in pubblico.
Il tratto identitario del Festival è rimasto lo stesso fin dalla prima edizione: far dialogare persone diverse per età, interessi, storie e provenienze, generando idee e prospettive nuove sulle grandi questioni della società contemporanea. È un progetto che cammina sulle gambe di istituzioni, imprese, librerie, scuole e di oltre ottanta volontarie e volontari a ogni edizione, e che in pochi anni è cresciuto fino a richiamare decine di migliaia di presenze nel cuore della città.


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Il Festival si chiama Pensare Contemporaneo perché guarda al presente come a un tempo da interpretare. Essere contemporanei significa provare a comprendere il proprio tempo, significa interrogarsi sui cambiamenti che attraversano la società, la tecnologia, la politica, l'economia, l'ambiente e le relazioni umane, cercando strumenti per orientarsi in una realtà sempre più complessa.
Lasciare e approdare
Il Festival del Pensare Contemporaneo nasce a Piacenza, ma guarda ben oltre i suoi confini.
Abbiamo scelto di partire da qui perché Piacenza è una città che mette in relazione: persone, territori, esperienze, culture. Una città che, per storia e posizione, ha sempre vissuto il confronto come una forma di crescita. In un tempo segnato da accelerazioni tecnologiche, trasformazioni sociali e nuove fragilità, crediamo che anche una città come la nostra possa diventare un laboratorio nazionale di idee.


Anche l’attraversamento più solitario è sostenuto da una rete di relazioni, dai sentieri tracciati da chi ci ha preceduto, da presenze che ci accompagnano anche quando non le vediamo. Oggi ancor più che in passato le grandi questioni non si possono affrontare come individui isolati: richiedono un noi che sia il più grande possibile, e un pensare-insieme capace di mettere in dialogo le nostre differenze in una tensione fertile e nuova. Il “noi” del Festival del Pensare Contemporaneo è aperto, provvisorio, che si costituisce nell’atto stesso di attraversare.
Chi e cosa siamo? Generazioni diverse che devono imparare a parlarsi. Discipline vicine e lontane che vogliono contaminarsi. Esperienze differenti che desiderano riconoscersi e onorarsi reciprocamente. Siamo quelli che accettano di mettersi in gioco, di essere il gioco, di esporsi al rischio meraviglioso del pensiero condiviso, lasciando per qualche giorno le certezze abituali pur di abitare le domande inquiete.
“Attraversiamo” nasce anche dal lavoro condiviso nei laboratori delle scuole dell’edizione 2025, dove una domanda ha risuonato con forza: avere coraggio, ma per cosa? La risposta è tornata al gesto essenziale dell’attraversare: lasciare ciò che non serve più, ciò che limita, ciò che trattiene e approdare a un nuovo modo di stare insieme, di apprendere, di immaginare futuro.
Il Festival 2026 diventa anche una grande chiamata all’attraversamento collettivo rivolta alle scuole di Piacenza e d’Italia: un invito a mettersi in cammino insieme, a lasciare e approdare come comunità che si sostiene, si rinnova e si apre al possibile.

L’immobilità è un’illusione ottica della coscienza, la verità è ben più interessante: siamo da sempre e per sempre in transito, in ogni momento sul punto di diventare altro. La condizione umana è un movimento con un nome preciso: attraversare. L’attraversamento è un’azione che modifica inesorabilmente chi la compie. Chi attraversa una crisi non emerge identico dall’altra parte.La vita è una sequenza ininterrotta di attraversamenti, alcuni scelti consapevolmente, altri subìti, molti percepiti solo a valle, quando già ci troviamo dall’altra parte a guardare indietro verso ciò che siamo stati.
Il Festival è un evento complesso, possibile solo grazie al lavoro di squadra di istituzioni, persone, imprese e volontari. È un progetto della Rete Cultura Piacenza, che riunisce il Comune di Piacenza, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Piacenza, la Camera di Commercio dell’Emilia e la Diocesi di Piacenza - Bobbio.
Il Festival cammina sulle gambe di mecenati, sponsor e partner tecnici che lo sostengono; sulle librerie della città che animano la libreria centrale; sul lavoro di tecnici, operai, collaboratori e addetti alle pulizie che lo fanno funzionare; su cittadine, cittadini e associazioni che accompagnano la costruzione di ogni edizione.
Ogni edizione si regge sull’energia di oltre 80 volontarie e volontari, provenienti in gran parte dalla provincia di Piacenza (ma non solo). Accolgono il pubblico, presidiano infopoint e ingressi, gestiscono code e prenotazioni, supportano la regia tecnica e l’accompagnamento degli ospiti: sono il volto del Festival in città.
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