Crediamo di conoscerci attraverso le idee, mentre è il corpo a farci sentire gli altri prima ancora di comprenderli. Tra gli scopritori dei neuroni specchio, Vittorio Gallese ha mostrato che capiamo gli altri non deducendoli ma simulandoli dentro di noi, in una risonanza che accade nella carne prima che nel pensiero. Che cosa accade a questa capacità quando gran parte delle nostre relazioni passa dagli schermi, e il sentire viene filtrato, misurato e restituito dagli algoritmi? Insieme ad Andrea Colamedici, Gallese attraversa il confine tra il sé biologico e il sé digitale per chiedersi se sia possibile una politica del sentire, un modo di stare insieme che non deleghi alle piattaforme il compito di regolare le nostre emozioni e rimetta il corpo, con la sua capacità di entrare in risonanza con gli altri, al centro della vita condivisa.